Uno scandalo politico?

Intervista a Noemi (1/3):


Intervista a Noemi (2/3):


Intervista a Noemi (3/3):

Secondo GIUSEPPE D’AVANZO, la intervista a Noemi Letizia risulterà molesta a Berlusconi.

Vediamo il suo articolo:

Subject:
Re: Uno scandalo Politico [di GIUSEPPE D’AVANZO]
Date:
Mon, 07 Sep 2009 08:31:12 GMT
From:
L
Organization:
[Infostrada]
Newsgroups:
it.cultura.filosofia, it.politica, it.media.tv
References:
1

Fausto Patat wrote:
>
> Uno scandalo politico
> di GIUSEPPE D’AVANZO
>
> La conversazione di Noemi Letizia con Sky risulterà molesta a
> Berlusconi. Per almeno tre ragioni. Riaccende l’interesse pubblico
> intorno alla relazione della ragazza napoletana (18 anni) con il capo
> del governo (73 anni, il 29 settembre) e la strategia del premier non
> lo consente, ora che il piano di battaglia per l’autunno prevede non
> più una difesa improvvisata giorno per giorno – spesso catastrofica –
> ma una controffensiva mediatica e la cinica, brutale aggressione dei
> “nemici”.
>
> La ragazza, caduta l’attenzione per la politica, si dice pronta per
> cominciare la sua carriera nel mondo dello spettacolo e sembra
> rivolgersi all'”amico di famiglia” perché attende oggi che le promesse
> del passato diventino realtà. Non chiede più un seggio in Parlamento,
> ma la concretezza di un contratto televisivo, di un ingaggio
> cinematografico. Soprattutto, Noemi aggiunge la sua risposta alla
> domanda di quando suo padre Elio e “Silvio” si sono conosciuti: a
> contraddizione così si aggiunge contraddizione.
>
> La ragazza ricorda “Silvio” nella sua vita da sempre, da quando ha
> memoria (quanti anni ha, tre, cinque, sette anni?). I suoi ricordi
> contraddicono la ricostruzione di Elio e le parole del capo del
> governo. Che, come si sa, ne ha dette troppe. “[Elio] era l’autista di
> Bettino Craxi” (Ansa, 30 aprile). “Elio è un mio amico da tanti anni,
> con lui ho discusso delle candidature europee” (Porta a Porta, 5
> maggio). “Conosco i genitori, punto e basta. Ho incontrato la ragazza
> tre o quattro volte e sempre alla presenza dei genitori” (France 2, 6
> maggio). Dal suo canto, come si ricorderà, Elio Letizia sostiene che
> la “vera conoscenza [con Silvio] ci fu nel 2001 (…) A metà dicembre
> io e mia moglie andammo a Roma per acquisti e, passando per il centro
> storico, pensai che fosse la volta buona per presentare a Berlusconi
> mia moglie e mia figlia” (il Mattino, 25 maggio). Dunque: il capo del
> governo “per la prima volta vide Noemi” nel dicembre del 2001. Noemi
> ha dieci anni. Il ricordo di Elio Letizia non coincide con un altro,
> improvviso ricordo di Silvio Berlusconi. In quello stesso 25 maggio,
> la memoria del capo del governo disegna un’altra scena decisamente
> differente da quella che ha in mente Elio Letizia. “La prima volta che
> ho visto questa ragazza è stato a una sfilata”, dice il premier
> (Corriere, 25 maggio). Quindi, in un luogo pubblico e non nei suoi
> appartamenti pubblici o privati. Non nel 2001, come dice Elio, ma più
> avanti nel tempo perché Noemi avrebbe avuto l’età adatta per
> “sfilare” (quattordici, quindici, sedici anni, 2005, 2006, 2007). Sono
> tutte versioni che non coincidono con quella che oggi offre la ragazza
> che, pur senza dar date, colloca prima del 2001 (da sempre, da quando
> ho memoria) la conoscenza con il leader.
>
> Ogni volta che salta fuori questa storia di Noemi, Berlusconi appare
> “un baro preso con l’asso nella manica” (Giuliano Ferrara, Panorama, 4
> settembre). E tuttavia ancora oggi bisogna chiedersi se l’amicizia con
> una minorenne del maturo capo del governo sia soltanto un fatto
> privato o anche una questione pubblica. Chiedere conto al premier di
> quella relazione è un’intrusione nella sua privacy o, come hanno
> spiegato qui Zagrebelsky, Rodotà e Galli, interpella l’etica pubblica
> perché non è irrilevante se lo stile di vita di chi governa
> contraddice i valori sociali e politici che pubblicamente proclama e
> impone agli altri? Si tratta di “moralismo”, o in democrazia i
> cittadini hanno diritto di conoscere chi sono i propri rappresentanti
> sotto tutti i profili, perché è stato chi governa a chiedere il voto e
> a instaurare con gli elettori un rapporto di fiducia? L’ostinazione a
> venire a capo di queste questioni – non trascurabili per un ordinato
> vivere civile – può essere definita “un’ossessione” o addirittura uno
> sbirciare dal “buco della serratura”?
>
> Franco Cordero ripete spesso che in Italia “le memorie deperiscono e i
> fatti fluttuano”. Questa storia non fa eccezione e pare utile fermare
> qualche fatto per evitare che la memoria inganni e si autoinganni.
> L’intero affare è stato sollevato in campo politico, da
> un’intelligenza politica, per ragioni politiche. Può la nuova classe
> dirigente del Paese essere selezionata negli studi televisivi, si
> chiede – prima delle elezioni europee – la fondazione farefuturo,
> presieduta da Gianfranco Fini: “Assistiamo a una dirigenza di partito
> che fa uso dei bei volti e dei bei corpi di persone che con la
> politica non hanno molto da fare”. Il tema appare caro anche alla
> moglie del premier che, pubblicamente, denuncia il “ciarpame del
> potere”, paccottiglia politica (politica, non familiare né
> sentimentale): “Quello che emerge oggi, attraverso il paravento delle
> curve e della bellezza femminile, è la sfrontatezza e la mancanza di
> ritegno del potere che offende la credibilità di tutte le donne.
> Qualcuno ha scritto che tutto questo è a sostegno del divertimento
> dell’imperatore. Condivido, quello che emerge dai giornali è un
> ciarpame senza pudore”. (Ansa, 28 aprile, 22,31).
>
> Soltanto chi vuol essere cieco non vede. All’inizio di questa storia
> c’è una questione schiettamente politica. Come seleziona la destra
> riformista le nuove classi dirigenti? E’ assennato e conveniente per
> il futuro del Paese che il leader di una voluminosa maggioranza lo
> faccia nei backstage delle sue tv o durante le feste a Palazzo o in
> Villa? Possono essere affidate responsabilità pubbliche o
> rappresentanza parlamentare a giovani fanciulle che hanno il solo
> merito di essere le “favorite” dell'”imperatore”? Da qui ha inizio lo
> scandalo che ancora oggi travolge Berlusconi. L’apparizione di Noemi
> Letizia lo sintetizza tutto e lo aggrava. E’ la stessa ragazza a dire,
> il 28 maggio, che in futuro si dedicherà alla politica o allo
> spettacolo: “Lo deciderà Papi”, come “con dolcezza” chiama Silvio.
> Politica o spettacolo, nelle parole sincere della ragazza, sono la
> stessa cosa. Non si sbaglia. E’È quel che contesta farefuturo e
> segnala Veronica Lario che denuncia: “Mio marito frequenta minorenni e
> non sta bene, come ho già detto ai suoi amici”. Anche se molti oggi lo
> dimenticano, in buona o mala fede non importa, è stato proprio
> Berlusconi a mostrarsi consapevole che necessità etiche e politiche
> gli imponevano trasparenza; un pubblico rendiconto delle sue relazioni
> e del suo modo di governare; il documentato rifiuto delle censure
> della moglie e dell’accusa di avere condotte private disordinate e
> riprovevoli. Per queste ragioni, si presenta nel salotto bianco di
> Bruno Vespa – non proprio “il buco della serratura”, ma l’agorà
> dell’infelice Italia televisiva – per dire: “Chi è incaricato di una
> funzione pubblica deve chiarire” (Porta a Porta, 5 maggio). Intenzione
> apprezzabile, addirittura saggia. Purtroppo insincera. Non può essere
> “un’ossessione” prendere Berlusconi sul serio e chiedergliene conto
> oggi (e ancora) se quelle sue spiegazioni sono risultate tutte
> farlocche, dalle candidature delle “veline” alla sua frequentazione di
> minorenni. Non può essere “moralismo” tenere il filo di un “primato
> della menzogna” che oggi appare il più autentico paradigma del potere
> berlusconiano, utile a confondere l’opinione pubblica e, da sette
> giorni, il venefico carburante per alimentare una “macchina della
> calunnia” lanciata, forte di un maestoso conflitto di interessi,
> contro i suoi avversari, veri o presunti che siano.
>
> Noemi che si riaffaccia alla scena pubblica, chiedendo all'”amico di
> famiglia” il sostegno che gli ha promesso, ripropone il carattere
> politico di uno scandalo che mai è stato privato. Che non è né
> “un’ossessione” né un pettegolezzo, ma il ragionevole discorso
> pubblico di una decente democrazia occidentale.
>
> (7 settembre 2009)

Grazie della segnalazione.

Aggiungo il link:

http://www.repubblica.it/2009/09/sezioni/politica/berlusconi-divorzio

Ciao,

L

IDV MARINO

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